8.2.06




in mezzo a nemici il doppio, e le assi normalmente inchiodate, su post-it di 4 centimetri, in piedi in autobus, ovviamente, non ovviamente, nella grafia nel nome se orizzontale, immateriale più o meno, più meno che più, al posto di tutto il resto con la vertigine dei farmaci, venti-trent'anni consecutivamente, in piedi anche a casa, un giorno tolto e di notte, per condizione di clandestinità ma senza parlarne agli altri identici, perché è necessario, tolta la sicura, con tutti quei vetri intorno e dentro e dagli specchi, con moto riflessivo, si direbbe, sbagliato, cadendo o no, ricadendo come in una rinuncia a sfebbrare, tra le pile della carta, la stoffa cedua, a peso anche beffardo, in bilico, su mezzo piede solo, oltreconfine a margine del bosco, in assenza, con una giustificabile miseria, per certi aspetti anche in maniera malata, e resistenza e corazza, al riparo della clinica, l'occhio clinicamente vivo, agitando il dolore circoscritto come un ago, per una volta per molte volte per scucire punto punto il passaggio nel paesaggio avanti, disunire i lembi dentro, passare sì avanti dentro, precedere, vuoto in vuoto, venire dentro